Male

Io non sarò un grande ottimista. Ma lo vedo ogni giorno, io, il male. Quello atroce, quello osceno. Quello dei campi, delle prigioni. Non è un male che è stato o un male che sarà. E' un male che è, oggi, ogni giorno. Nelle corsie degli ospedali, nell'abitudine, nella noia, nella stanchezza, negli occhi senza vita di esseri senz'anima che popolano corridoi oscuri. E' un male in attesa di un'occasione, di un momento debole, di un capogiro. E' un male che è pronto a far male. Tanto, troppo, tutto il male è pronto a compiersi, nella carne, nella mente. E' sempre stato lì, dietro sguardi assenti, accumulato come sabbia in una clessidra di infinitesimi dolori. Pronto a diventare forbice, coltello, fucile, denti. Non c'è da attendere, non c'è da temere. E' già nei pomeriggi di casalinghe tristi, nelle lunghe ore di impiegati grigi, di infermieri assonnati, di poliziotti solitari. Attende solo una porta chiusa, uno sguardo voltato, una telecamera spenta.